domenica, Aprile 18, 2021

Facciamoci gli auguri di Buon Anno con Leopardi. Ascoltiamoci il “Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere” un cortometraggio di Ermanno Olmi del 1954.

Facciamoci gli auguri di Buon Anno con Leopardi. Ascoltiamoci il 

“Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere” un cortometraggio di Ermanno Olmi del 1954.

(è in fondo alla pagina con testo)

Carissimi ormai siamo alla fine dell’anno e speriamo da domani che il prossimo possa essere migliore del passato, Anzichè usare gli asettici emoticon o le stesse composizioni fotografiche  ascoltiamoci o  tileggiamoci da Leopardi una delle sue Operette Morali più significative e pregne dei suoi concetti poetici. E’ cosi teatrale che Ermanno Olmi il grande regista ne ha fatto diventare uno delle sue prime esercitazioni da Regista

Ermanno [Documentario] (1954) Italia; Sezione Cinema della Edisonvolta, B/n, 10’ INTERPRETI: Pampurini, Paolo [venditore]; Tarascio, Enzo [passeggire] RESPONSABILI: Pozzi, Carlo [Fotografia]; Bernacchi, Adriano [Fotografia]; Viola, Giampiero [Montaggio]; Bassi, Pier Emilio [Musica]; Costabile, Aniello [Orchestrazione]; Soffientini, Alberto [Organizzazione] SINOSSI: Il soggetto tratto dalle “Operette morali” di Giacomo Leopardi, racconta di un breve scambio di battute tra un venditore di almanacchi ed un passeggiere, suo potenziale cliente. Il dialogo verte intorno l’anno che verrà, che sarà sicuramente meglio di quello in cui stanno vivendo. Il venditore afferma, rispondendo alle domande del passeggiere, che, pur vendendo almanacchi da vent’anni, potendo sperare che l’anno che verrà sia uguale ad uno degli ultimi venti non ne sceglierebbe nessuno e potendo tornare indietro, preferirebbe non fare la vita che ha fatto, ma sceglierne un’altra. Così pensa anche il viaggiatore, affermando che così pensano tutti: il caso ha trattato male tutti fino a quel momento. Poi compra l’almanacco più caro e il venditore continua il suo giro. Nel corso di un’intervista il regista Ermanno Olmi racconta così le motivazioni che lo hanno portato alla scelta del testo leopardiano. “La caratteristica tecnica più evidente di tutti i miei documentari – e non solo dei miei, perché all’epoca lavoravamo tutti così – è la post-sincronizzazione del sonoro. A un certo punto, comincio a vagheggiare l’idea di fare un film in presa diretta, cioè un racconto dove le persone parlano e tu registri quello che dicono. E dunque ho bisogno di una macchina sonora e non della Arri che era rumorosa. Così chiedo alla direzione generale di acquistare una nuova macchina da presa. Era un investimento importante, che corrisponderebbe oggi a 150-200 milioni di lire. Ma all’epoca producevamo documentari che, a volte, godevano dei premi governativi, venivano abbinati ai film in sala e potevano dunque avere una notevole diffusione. L’acquisto venne autorizzato direttamente dal direttore generale. Arriva la nuova Eclair 300, una bellissima macchina da presa, con cui poi faccio Il tempo si è fermato. Così, per collaudare la macchina – e collaudare anche noi stessi – decido di girare un piccolo dialogo. Scelgo Leopardi perché l’autorevolezza dell’autore giustificava il provino di una macchina così importante. Poi mi interessava l’intreccio di varie nozioni di tempo: quello del calendario, il tempo del pensiero, delle aspirazioni del futuro.” (Ermanno Olmi)

 

Evviva  la poesia che è la cultura per eccellenza ma soprattutto un linguaggio che avvicina i popoli quasi più della musica. Un linguaggio comune dunque!    Auguri di cuore  …  

GIACOMO LEOPARDI, Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere, 1832 (Operette morali).

Venditore.  Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere. Almanacchi per l’anno nuovo?
Venditore. Si signore.
Passeggere. Credete che sarà felice quest’anno nuovo?
Venditore. Oh illustrissimo si, certo.
Passeggere. Come quest’anno passato?
Venditore. Più più assai.
Passeggere. Come quello di là?
Venditore. Più più, illustrissimo.
Passeggere. Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Venditore. Signor no, non mi piacerebbe.
Passeggere. Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?
Venditore. Saranno vent’anni, illustrissimo.
Passeggere. A quale di cotesti vent’anni vorreste che somigliasse l’anno venturo?
Venditore. Io? non saprei.
Passeggere. Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
Venditore. No in verità, illustrissimo.
Passeggere. E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
Venditore. Cotesto si sa.
Passeggere. Non tornereste voi a vivere cotesti vent’anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?
Venditore. Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
Passeggere. Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?
Venditore. Cotesto non vorrei.
Passeggere. Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch’ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l’appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?
Venditore. Lo credo cotesto.
Passeggere. Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?
Venditore. Signor no davvero, non tornerei.
Passeggere. Oh che vita vorreste voi dunque?
Venditore. Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti.
Passeggere. Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell’anno nuovo?
Venditore. Appunto.
Passeggere. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
Venditore. Speriamo.
Passeggere. Dunque mostratemi l’almanacco più bello che avete.
Venditore. Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.
Passeggere. Ecco trenta soldi.
Venditore. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.

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