domenica, Aprile 18, 2021

Chiude il Terminal di Macerata con la commozione di diverse generazioni. Di Giulia Massetti

Chiude il Terminal di Macerata con la commozione di diverse generazioni.

Noi siamo la Rivoluzione, “ma stavolta è davvero un addio”.

“Die Revolution sind wir” è la scritta che impera sul soffitto del Terminal, ma come scrive Marco Cecchetti, suo gestore da tredici anni, “stavolta è davvero un addio”.

Non ho mai pensato alla fine come un punto. Forse come un punto e a capo. Domenica 21 febbraio, per molti è una giornata di punto e a capo, ma come succede in questi casi, viene spontaneo ripercorrere tutto quello che c’è prima. Il Terminal, locale storico di Macerata, domenica è giunto al suo punto. Ad accompagnarlo Marco Cecchetti con tutto lo staff e tanti affezionati che si sono ritrovati nel locale a pranzo. Chi non ha potuto non si è lasciato scappare la vena romantica condividendo sui social ricordi, commenti strappalacrime e foto. Insomma, tanta nostalgia. Non poteva essere altrimenti. Il Terminal apre nel 1983 ed è luogo protagonista di intere generazioni, “luogo sicuro, punto di raccolta sempre aperto a tutti” ci dice uno dei clienti. Domenica a fine pranzo, quando si iniziavano a scorgere i primi vuoti e si sentiva il trapano smontare le mensole che ospitavano bottiglie, sento un commento di una mamma al figlio “Vedi, qua ci ho festeggiato i miei diciotto anni e l’anno scorso ce li hai festeggiati anche tu!”.

Gli immobili intorno al locale storico maceratese sono in vendita e l’attività del Terminal rende più difficile la vendita. L’unica possibilità? Convertirlo esclusivamente in un ristorante. Ma, come ci spiega il gestore, “non avrebbe avuto alcun senso. Il Terminal è un locale che è vissuto per ben 38 anni e ha fondato la sua forza proprio con musica live e serate e non sarei nessuno per continuare in un altro modo. Non voglio la responsabilità morale di lasciare che i giovani rimangano senza quel club per colpa di un ristorante. L’analisi che ho fatto e che voglio condividere con tutti voi è questa, se devo lavorare solo come ristorante, preferisco rimettermi in gioco e ricominciare da zero. Ho avuto la forza e la fortuna di gestirlo per più di un terzo della sua storia e non riesco a vederlo in un altro modo.”

Il locale situato nel quartiere Le Fosse di Macerata è stato anche luogo di incontro – e per alcuni di iniziazione- della musica contemporanea. Musicisti di ogni genere e provenienza dal jazz, all’hip hop , dall’indie all’elettronica. Alcuni nomi? Edipo (Comacose) , lo Stato Sociale, Pop-X, la Tosse Grassa, Mombu, Roccato, Rabbia, Ottaviucci, Colle Der fomento, Dj Gruff, Assalti Frontali, Ice One, Inoki. E ancora i peruviani Dengue Dengue Dengue , i russi Little big, Claudio Coccoluto per l’elettronica. Inzaire, Zu, Ioioi, Fm/Eineith (Einsturzende Neubauten) per quanto riguarda la musica sperimentale. Per il Jazz: Ares Tavolazzi, Gatto, Bosso Bex, Gallo e molti tra i più importanti sia a livello nazionale che internazionale. L’alt-rock con Capovilla, Zamboni, Canali e la Gang.

Non solo musica ma anche la stand up comedy e cabaret con nomi come Giorgio Montanini, Macchini, Giardina . Al suo interno anche le mostre di Franko B, Cotognini, Mascitti, Stefano Ricci, Guerrilla Spam, Strane Dizioni. Potremmo continuare perché tra le mura del Terminal, solo durante l’ultima gestione si possono annoverare più di mille concerti ed eventi.

Un luogo di incontro, di sperimentazione, di apertura, di condivisione e di confronto. “Insieme” è ciò che viene in mente pensando al Terminal. Aggregazione: come i diversi artisti,  come la molteplicità di eventi, come il target della clientela.

Nel post facebook di addio si legge “Al Terminal ho visto ragazze/i far nascere progetti musicali, ho visto giovani impazzire di gioia perché avevano avuto la possibilità di suonare come spalla ai loro idoli, ho visto gente conoscersi e poi anche amarsi, ho visto gente baciarsi e altra litigare e nascere storie che si sono concretizzate nel tempo,   ho visto passare tanta storia della musica e della cultura in generale, ho visto persone che hanno cominciato a lavorare lì che non distinguevano una bottiglia di gin da una di vino e ora hanno tutti preso una loro strada nel mondo del bar, ho visto odio e amore ho visto passione e ribellione ho visto talmente tanto che spiegarlo in due righe è impossibile per me.” Ha ragione Cecchetti quando scrive a conclusione “che piaccia o no il TERMINAL di diritto resterà uno dei luoghi più importanti che Macerata abbia avuto negli ultimi 40 anni.” Un post da 1590 like , 258 commenti e oltre 57 condivisioni. Per non parlare delle storie di instagram. Se poi ci si vuole abbandonare alle lacrime, basta continuare a scorrere il profilo in cui alcuni pubblicano foto scrivendo “Noi siamo quelli che hanno trovato l’amore qui”.

Ma i The Queen dicevano The Show Must Go On. E questo è un punto a capo. Oltre allo Chalet a Porto Potenza “Il Barracuda”, ora inizia una nuova avventura nel centro storico di Macerata: Marco Cecchetti ha vinto il bando per l’ex Venanzetti e Maracuja, “in questi locali la cultura avrà il posto che merita”- dichiara. Che ci sia un po’ dell’amato Terminal anche lì o si ricomincia davvero da zero?

Certo è che si chiude un capitolo importante per una comunità e per l’individualità di molti.

LE FOTO SONO DI ANITA ESPOSITO

l’INTERVISTA DI  GIULIA A MARCO

      

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