domenica, Aprile 18, 2021

RECANATI. Il Venerdi Santo di Giacomo Leopardi. I Discorsi Sacri

La Settimana Santa,  nelle tradizioni  popolare recanatese,  entra nel vivo il Giovedi Santo per trovare il suo apice nella processione del Venerdi Santo (…a Portorecanati La bara di notte!)

preceduta dalle TRE ORE  nella chiesa di SAN VITO. Costruita su un vecchio  impianto  in stile romanico-bizantino e successivamente   ceduta ai padri della Compagnia di Gesù i quali, a spese principalmente di due fratelli Leopardi, vi fondarono un collegio.

La chiesa ha subito un rifacimento nella seconda metà del Seicento a opera dell’architetto Pier Paolo Jacometti. Il terremoto del 1741 danneggiò profondamente la facciata che nel 1771 fu rifatta in cotto e con le colonne a spirale bicromiche, su disegno di Luigi Vanvitelli.

Dietro all’altare Maggiore c’è una lapide che ricorda che vi è sepolto padre Nicolaus Bobadilla uno dei sodali di Sant’Ignazio di Loyola fondatore della Compagnia di gesù….Dalla cappellina all’inizio della navata di destra si ha l’accesso all’oratorio della Congregazione dei Nobili, dove era conservata la tela del Pomarancio (Cristoforo Roncalli) raffigurante La presentazione al Tempio di Gesù, due piccole tele di Pier Simone Fanelli e L’Assunta del Latre.

Da questo luogo il giovane Leopardi leggeva  i suoi Discorsi Sacri. In questa stessa chiesina  Monaldo incrociò lo sguardo di Adelaide che divenne la madre di Giacomo Leopardi.

Ci piace immaginare la scena con i nobili recanatesi divisi in uomini e donne in scranni contrapposti a seguire il giovane Giacomo, superati appena i dieci anni,  leggere ogni venerdi santo un suo discorso sacro . Questi componimenti letti pubblicamente, con orgoglio dei genitori, sono quattro: Il trionfo della Croce (1812), Crocifissione e morte di Cristo (1813), La Flagellazione e Condanna e viaggio del Redentore al Calvario (1814).

Qui sotto, per chi è curioso, ne riporto uno scritto nel 1812 . Impossibile non notare la profonda preparazione culturale che si andava formando nel giovane Leopardi, anche nella catechesi cristiana dagli insegnamenti dei suoi precettori e Gesuiti; padre Torres, padre Sanchini e dal parroco di montemorello Diotallevi. Ma soprattutto la meravigliosa nascente fantasia del giovane Poeta.

 

‘Discorsi sacri’ di Giacomo Leopardi

IL TRIONFO DELLA CROCE

Giù per le balze del monte di Hai fugge precipitoso Isdraello. Giosuè suo duce, l’invitto domator delle genti, sprezzator de ‘pericoli, fugge ancor egli. A tergo l’inseguono animosi ed esultanti gli Aiti, fatti omai quasi certi di compiuta vittoria. Di già fuggendo quelli, inseguendo questi, son giunti alla valle sottoposta, nè ancor si ristanno gli Aiti dal correre alle spalle del fuggitivo Israele, che lontano dalle mura nimiche presto omai si rimira ad esser vittima infelice del furror degli Amorrei. Tutto minacciar sembra al popol di Dio inevitabile eccidio, ed un suo nemico promettente sicuro trionfo. Quando ad un tratto al cenno improvviso dell’Onnipotente leva Giosuè alto sull’asta lo scudo che in man tenea, su cui luminosi e fiammanti rimbalzando i raggi solari feriano con abbagliante fulgor le pupille. Ed ecco di repente sbucar a quel segno le ascoste insidie, che penetrando tra le mura nemiche dai finallor vittoriosi Cananei abbandonate, vi pongono il fuoco, che innalzandosi ben presto con ondosi vortici di fumo e fiamme al cielo, tutta distrugge ed incenerisce la città amorrea . Ecco a quel segno animato lo stuol fuggitivo volgersi prontamente e presentar la terribil fronte al nemico, che, avvilito e confuso al repentino assalto, regger non puote al valor d’Israele e, a ceder costretto, soggiace suo malgrado allo sdegno ed al ferro dell ‘esercito ostile. Ecco cangiata in compiuta vittoria degl’Israeliti la fuga, ed in vergognosa sconfitta degli Aiti il ​​vicino trionfo. Ravvisate, ornatissimi, nello scudo del condottier d’Israele un misterioso simbolo della Croce del Divin Redentore, quale più sacri interpreti han creduto ravvisarvi. Oppressa l’umanità dal giogo infernale, gemea tra le aspre catene della colpa, e tutto presagir sembrava all’uomo infelice perpetua la schiavitù, e all’Angelo delle tenebre perpetuo sull’uomo il dominio. Ma, dal seno dell’Eterno suo Padre disceso, il Figlio unigenito fatto carne innalzò a conforto dell’afflitta umanità il vessillo della Croce, ed ecco a quel segno atterrito l’inferno, abbattuta la colpa e, diradate le caligini di morte, vittoriosa e trionfante la vita. Se dal misterioso scudo del vincitor di Canaan gloria ritrasse l’Onnipotente, salute il popol suo prediletto, terrore e sconfitta il perfido Amorreo, così dalla Croce del Divin Figlio Umanato gloria al Ciel ne provenne e pace al giusto e salute, non meno che all ‘empio maledizione ed orrore.

  1. Già dalle mura di Gerosolima tra gli urli, le fischiate, le strida de ‘manigoldi e del popolo infuriato se n’esce Gesù con la sua Croce sul dorso. Gerusalemme ingrata, ecco che il tuo Signor t’abbandona. Parte da te per mai più rivederti. Infelice! conoscer non volesti il ​​tuo Salvatore, il tuo Dio e, sorda alle sue parole, gli occhi chiudesti per non veder quella luce che tuo malgrado ti balenava sugli occhi; verrà tempo che il fio pagherai di tua durezza e tuo malgrado la fronte chinerai a quegli che da te scacciasti, e frall’estreme ruine conoscerai quegli che conoscer non volesti fra le tue fortune. Lasciamo, ornatissimi, la sventurata Sionne in preda all’imminente ruina che le sovrasta e volgiam lo sguardo a Gesù che, circondate da ‘spietati carnefici, fatto compagno di due malfattori, s’ innoltra verso il Calvario colla sua croce sul dorso. Oh Dio! qual terribile avvilimento, è mai questo! Il Re de ‘Regi, il Signor dell’Universo è quegli che al grave incarico soggiace di quella Croce, che già fu mai sempre apportatrice funesta di maledizion, di terrore,maledictus a Deo est, qui pendet in ligno1Ah, questa sì è quella per l’orribile tormentosissima confusione e rossore quasi a morte riduce il verbo Divino: facta est confusio mortis . 2Ah, perchè mai ad un sì funesto spettacolo non si commuove inorridito il suolo e non sprofonda nelle cupe sue viscere i barbari crudelissimi autori di confusion così grande! perchè ad incenerirli non piovon dal Cielo irritato le folgori vendicatrici! perchè … Ma dove audace trascorre il mio labbro, e quai parole ad articolar mi spinge il cuor commosso da sì infelice spettacolo? Fede, candida Fede, sovrana Regina degli affetti e dei pensieri dell’uom cattolico, qual gloria mai tu mi mostri figlia portentosissima di confusion sì funesta! Sì, ornatissimi, dall’avvilimento medesimo del Divin Figlio incarnato gloria ne nacque, infinita gloria in confusione . 3No, più non è infame la croce, più non è di maledizione apportatrice e di sventura, dacchè degna ella fu resa di farsi agli omeri del Redentor Divino gloriosissimo incarico : evacuatum est scandalum crucis . 4Spingete lo sguardo, o Signori, attraverso i numerosi secoli devorati dal tempo fugace and mirate qual colla croce alla mano scorre qual fulmine devastatore dell’idolatria, Tommaso nell’Indie, Giacomo nell’Iberia, nell’Affrica Mattia. Mirate qual della Croce armato vince Giovanni il molle Asiatico, Bartolommeo l’Armeno feroce, Matteo il dovizioso Persiano. La Croce è di scudo e di spada insieme ai divulgatori felici dell’evangelico lume, la Croce è a ‘Martiri di aiuto per trionfar di tutti gli sforzi del nimico infernale, la Croce è ad essi di conforto nell’ultime mortali agonie, la Croce trionfa perfino dell’ostinazione de ‘Cesari, della perspicacia degl’Imperatori. Piegano alla Croce la fronte i troni più eccelsi, le città più sublimi, le più potenti monarchie. Spargonsi pel mondo tutto i trionfi della Croce, e la Regina istessa del mondo a gloria si ascrive di adorarla inalberata sulle cime del Campidoglio e del Tarpeo. Trionfante la Croce mai sempre delle porte infernali, domatrice de ‘crudeli persecutori, sostegno e difesa invincibile della Cattolica Fede, ben dimostra quanta gloria al Divin Redentore provenga dalla confusion sua medesima: gloria ben dovuta alla Passione sua dolorosissima, gloria infinita ed eterna, gloria finalmente ridondante tutta a maggior salute del giusto e confusione dell’empio.
  2. Rammentate, ornatissimi, quel giorno per sempre memorando e terribile allorquando il popolo d’Israello conquistator di Hai, vincitor di Gerico, domator per fino degli elementi medesimi, congregossi nella valle di Hebal e di Garizim a compier la solenne augustissima cerimonia già da gran tempo da Mosè stabilita. Eretto, giusta il sacro rito, di pietre non tocche da ferro l’altare sull’Hebal, collocasi nel mezzo alla valle l’arca sacrosanta tra numerosa turma dei Leviti e di Capi del popolo e quindi, schierate le tribù in forma di due ale sul monte Garizim dall’una parte e sull’Hebal dall’altra, si dà principio al solenne atto di religione. Pubblicata altamente la Divina Legge volgono i Sacerdoti ei Leviti la fronte a Garazim, e Benedetto, esclamano,Benedetto il fedele osservatore di questa legge, benedetto l’adorator del Divin nome, benedetto l’amator della pace, della castità, della giustizia. Amen Amen, rispondono le tribù schierate sul dorso a Garizim, Amen Amen, sì, benedetto. Maledetto , intuonano orribilmente i Sacerdoti volgendo all’Hebal la fronte, maledetto lo sprezzator dei divini precetti, maledetto l’amator di sangue, maledetto l’empio, l’adultero, l’ingiusto. Amen Amen , rispondono le tribù schierate sull’Hebal. Amen Amen, sì, maledetto . Al suono di queste orribili maledizioni l’aria turbata si corruccia, e mugghiando i monti e le valli ripeter sembrano Amen Amen, sì, maledetto. Il sangue istesso delle scannate vittime chieder sembra vendetta all’Eterno, e ripetere anch’egli Amen Amen, sì, maledetto . Ahimè, qual terribile immagine non ci presenta, ornatissimi, un sì tremendo spettacolo! La Giustizia Divina, roteando la spada lampeggiante e spaventosa, rimira l’amabil Redentore che, gravato il dorso di una pesantissima Croce, l’erte pendici a stento già monta del Calvario, e da questo e come dall’arca i Sacerdoti, Benedetto esclamar sembra l’apprezzator del Sangue Divino, Benedetto l’adorator fedele di questa Croce, sì, benedetto, maledetto lo sprezzator dei Divini patimenti, l’odiator dei seguaci della Croce, il conculcator del Sangue Divino, sì, maledetto. Gli Angeli anch’essi in bell’ordinati e di zelo ardenti per l’onor vilipeso del Dio della gloria, eco fanno alle voci dell’irata giustizia, e Amen rispondono, sì, maledetto l’empio, il ribelle, il nemico della Croce, Amen Amen, sì, maledetto. Ah mai non sia, ornatissimi religiosi signori, che alcun di noi soggetti esser debba a maledizion sì funesta. Già il Redentor Divino dopo mille stenti e mille atrocissimi spasimi è giunto al Calvario, e omai il sangue Divino cancellar dovrà la spaventosa maledizion del peccato e il tesoro aprire delle celesti benedizioni. Corriam dunque tutti appiè della Croce Divina, ammiriam la gloria infinita che ritrar ne seppe l’Onnipotente, e quella salvezza riconoscendo che da questa a noi ne provenne, di evitar procuriamo quella maledizion funestissima di cui giusta cagione ella fu per l’empio.

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