domenica, Aprile 18, 2021

Como. Stefano Guzzini, ingegnere, da molti anni manca da Recanati …

Fra i tanti recanatesi che si trovano da anni fuori città per lavoro, o per altri motivi, c’è Stefano Guzzini Ingegnere e mio amico di Liceo. Dopo tanti anni ci siamo ritrovati ed è normale sentire le sue impressioni da chi manca da tanti anni… Stefano  proviene dalla grande Famiglia Guzzini,  da  Marzia e Silvio, che furono i promotori, insieme ai fratelli Pierino e Mariano e ai rispettivi nipoti, dello sviluppo della allora giovane azienda “F.lli Guzzini”, che sarebbe diventata poi leader italiana, nel mercato degli articoli durevoli per la casa e il tempo libero, realizzati con materiali plastici innovativi come il metacrilato.

” Caro Roberto   per motivi di lavoro ho avuto l’opportunità di viaggiare e conoscere molti paesi in giro per il mondo, ma ogni volta che rientravo, il ritorno alla tranquillità, alla dimensione umana alla cordialità delle persone, alla bellezza di Recanati, mi hanno fatto ancor più apprezzare ciò che spesso si da per scontato.

Come è stata la tua partenza definitiva?

Il trasferimento a Como è stato sofferto, perche’ dopo 50 anni spesi a costruirti una reputazione, ti ritrovi a dover ricominciare da zero, credimi, non è affatto semplice, ma il vantaggio di aver mantenuto, insieme a mia moglie Tiziana (De Witt n.d.r.) la famiglia unita seguendo Lorenzo, mio figlio, che aveva scelto la sua Università poco oltre il confine con la Svizzera a Mendrisio, oggi mi ha ampiamente ripagato.

Cosa senti per Recanati

.. le rmie radici sono sempre recanatesi e cerco sempre di tenermi aggiornato sugli accadimenti del luogo attraverso i social e le news  dei vari siti informativi … Anche i miei figli Lorenzo e Riccardo appena possono, ritornano a Recanati per passare qualche giorno di vacanza con i vecchi amici di liceo. Lorenzo in particolare ricorda con estrema gratitudine gli anni del liceo scientifico di Recanati che sono stati fondamentali per il suo successivo percorso professionale.

Come processate i ricordi recanatesi?

Spesso ci troviamo riuniti insieme a mia moglie Tiziana a parlare di Recanati e dei problemi che stanno affrontando le amministrazioni che si succedono, nel recuperare quella vivacità di vita quotidiana che noi abbiamo potuto vivere e che ci ha accompagnato e aiutato nella crescita sociale. E’ un tema scottante per molte cittadine italiane, soprattutto per quelle di piccole dimensioni e a questo problema Lorenzo è particolarmente attento e condivido molte delle sue idee….chissà che un giorno non possa dare un contributo per la nostra cara città natale.

Stefano ci ha parlato di  Lorenzo  il figlio più grande . E’ architetto, un giovane professionista in Europa per il suo particolare  ‘sentire’ la professione. Tra l ‘altro  Lorenzo   ha riceveruto  a Roma il 27 gennaio  2014 la menzione d’onore come giovane talento dell’architettura italiana dell’anno 2014.…non potevamo non sentirlo…

Come potresti, da architetto,  essere vicino a Recanati  ..

Un mio progetto a Recanati?! Non so.. Mi piacerebbe molto e sarebbe un onore incredibile. Devo tutto a Recanati. Credo che tantissima parte della mia sensibilità, che mi aiuta a provare a fare al meglio questo lavoro, venga dalle mie radici marchigiane. Tutte le persone che ho conosciuto che mi vengono in mente, in modo volontario o involontario hanno messo qualcosa dentro di me di cui faccio tesoro, un gesto, una parola, una risata, un abbraccio. L’architettura d’altronde vive di questo. Di estrema semplicità, di quotidianità. Per me la semplicità è uno dei più grandi valori. Ma a Recanati vicino a questa semplicità, c’è l’estrema ricchezza: c’è la terra, la montagna, il mare, il sole. La gente, la storia, la monumentalità, la cultura, i paesini, i dialetti, le città, la campagna, il vino, il cibo, le sagre, la spiaggia. Personalmente, l’educazione al valore di queste piccole cose ha avuto poi il riscontro e la conferma più alta nel Maestro assoluto de “Le quiete stanze e le vie dintorno”, colui che parla dell’umanità scrivendo dei piccoli fiori gialli della ginestra.

Sarà scontato forse da recanatese, ma Leopardi è stato uno dei più grandi imprinting culturali che porterò per sempre dentro di me. E’ tutt’oggi una continua scoperta. E’ un pozzo da cui pescare continuamente e restare sorpresi. Scendo ogni anno a Recanati e quello che manca a forse è la consapevolezza profonda di questo tutto, di questa ricchezza, di questa bellezza. Che si scopre solo quando se ne prendono le distanze e un po’ ti manca.

Lorenzo, quindi,  come intendi l architettura e  le  sue finalità

Per me l’architettura è un mestiere che coincide con una visione della vita. E’ un insieme di saperi eterogenei che mette un filtro nella visione della quotidianità, cerca di interpretare la storia e si chiede come guardare al futuro. L’architetto sembra avere un ruolo dimenticato, si è trasformato in una sorta di fornitore di servizi che si barcamena tra tecnicismo, burocrazia e capricci dei clienti, mentre considero il nostro lavoro una questione intellettuale, sociale, umanistica e sicuramente più profonda. L’Architettura si pone per sua natura in maniera trasversale tra passato, presente e futuro, perchè una costruzione è possibile se eredita e reinterpreta il passato, fa vivere le persone nel presente e rimane come testimonianza nel futuro. Un mio maestro diceva che il re aveva 2 figure alle quali si rivolgeva per reggere il suo regno: il generale per la pianificazione della guerra e l’architetto per la costruzione della città. L’architetto era chiave per una Nazione, perchè l’architetto ha, ( o dovrebbe avere) la responsabilità di fare vivere bene la gente. Non voglio esagerare o sembrare retorico, ma la progettazione, il “pro-gettare”, cioè “gettare avanti”, l’avere una visione e condividerla, valorizzare ciò che abbiamo è il nostro lavoro. L’architetto invece oggi è diventato agli occhi della società un personaggio grottesco, quello che accosta bene i colori, che “si veste strano”. Siamo diventati un personaggio superfluo, un costo accessorio e pronto a far spendere di più ad un Committente, perchè le persone non conoscono il nostro lavoro intellettuale e non sanno più dargli un valore. Abitare una casa, stare bene all’interno di uno spazio, percepire il giorno, la notte, le stagioni sembra diventato inutile. Oltre ad avere un ruolo per l’ ottimizzazione dei tempi e delle tecniche costruttive, del controllo dei costi e della gestione degli spazi e dell’energia, l’architetto per me ha un ruolo formativo che non viene più compreso. Credo anche che la responsabilità di questo è anche e soprattutto degli architetti stessi. Gli architetti negli anni hanno perso capacità comunicativa e si sono allontanati dalle persone, rinchiudendosi negli studi o dietro le cattedre, non capendo che solo portando la cultura della progettazione alle persone si può fare questo mestiere. Sono molto critico nei confronti delle generazioni italiane precedenti alla mia, perchè in molti paesi d’Europa nei quali ho avuto la fortuna di vivere e di essere accolto, la figura dell’architetto è percepita in maniera diversa. L’Architetto è in strada, ascolta, mette in pratica il suo sapere, fa politica senza partiti e si mette a disposizione della società. Pianifica la città, coordina le professionalità, costruisce. D’altra parte comunque sono molto fiducioso e ottimista. Le cose stanno cambiando, ma dipende tutto da noi!

GRAZIE!

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