venerdì, Gennaio 28, 2022

Per il SANTO NATALE la lettura di questo componimento natalizio di Monaldo Leopardi. Con i nostri AUGURI

 

Il Natale di Giacomo Leopardi

Nell’epistolario (1820-1837) troviamo traccia di vari Natali trascorsi da Leopardi lontano dalla residenza paterna di Recanati.
Il primo è quello del 1822, in cui il poeta si reca in visita a Roma nella dimora di uno zio paterno. Nelle lettere al padre si coglie la sofferenza del giovane, afflitto dall’idea di dover trascorrere il giorno di Natale lontano dalla famiglia. Ma Leopardi nelle sue lettere tratta anche argomenti più frivoli…

A causa della sua cagionevole salute Leopardi spesso trascorreva i duri mesi invernali in località più salubri e dal clima mite, come Pisa o Napoli.
Proprio nella città partenopea, Giacomo Leopardi trascorse l’ultimo Natale della sua vita, nel 1836. Non fu un Natale lieto. Napoli era stretta nella morsa di un’epidemia di colera e dalle lettere traspare tutta l’angoscia del poeta per la mortalità della malattia.
La sua lettera al padre più che un augurio di Buone Feste appare come un congedo:

Iddio conceda a tutti loro nelle prossime feste quell’allegrezza che io difficilmente proverò.

Ma ci fu un tempo in cui per il poeta dell’Infinito il Natale era una ricorrenza gioiosa. Ne troviamo traccia in un suo componimento, scritto all’età di soli 11 anni, che tuttavia già rivela il grande talento creativo di uno dei più grandi poeti della letteratura italiana.

Per il SANTO NATALE  la lettura di questo componimento natalizio…Con i nostri Auguri

L’EGLOGA è stata scritta da MONALDO LEOPARDI in occasione del Santo Natale 1806 e recitata in famiglia dai piccoli Giacomo, otto anni e Carlo, sette anni. E’ stata pubblicata da Anna Leopardi, in un semplice libretto in anastatica,  in occasione del S. Natale 2006, che regalò agli amici più vicini (compreso il sottoscritto!) per  le FESTIVITA’  NATALIZIE. Interessante perché l’autore (Monaldo!)  passa in rassegna  ogni componente della famiglia (compresi i pedagoghi, con qualche ironia),  augurando a tutti bene e felicità. La recitazione avveniva nel piccolo teatrino ricavato nella grande sala di rappresentanza (quella dei  ‘Figurati armenti’) di CASA LEOPARDI

EGLOGA PER IL SANTO NATALE
Giacomo: Carluccio
Carlo: Giacomuccio
Giacomo: Perché siete svegliato?
Carlo: Finora le campane a festa hanno sonato:
dormivo tanto bene: proprio m’ha fatto male!
Giacomo: Vogliamo dir che sia la notte di Natale?
Carlo: Oibò! Fu anno passato. Non lo sapete?
Giacomo: E bene
La notte di Natale in tutti gli anni viene.
Carlo: Ma, dunque, Giacomuccio, il nostro Redentore
In tutti gli anni nasce, in tutti gli anni muore.
Giacomo: Eh, via! Sol una volta per noi morì Gesù:
Adesso vive in cielo, né morirà mai più.
Bensì la Santa Chiesa, con festa principale,
Celebra tutti gli anni la Notte di Natale.
Carlo: Dunque, senz’altro è questa. Babbo…
Giacomo: Mamma; sentite
Il nostro Salvatore è nato e voi dormite.
Carlo: Eh, altro che dormire! Loro si sono alzati.
Giacomo: Saranno andati in Chiesa, e a noi ci hanno piantati.
Carlo: Alziamoci noi pure.
Giacomo: Ci avessero a gridare?
Carlo: Eh no! Gesù Bambino andiamo a salutare.
Giacomo: Oh! Via, per questa volta. Non lo faremo più.
Carlo: Si tratta che ci alziamo per adorar Gesù.
Giacomo: Andiamo nel presepio a fargli compagnia.
Carlo: Diremo il Pater noster, e poi l’Ave Maria.
Giacomo: Sì; e poi gli canteremo tutta la canzoncina.
Carlo: Quella che fece Babbo per noi quella mattina?
Giacomo: Quella per ottenere felicità e contenti
A nonna, a babbo, a mamma e a tutti li parenti.
Carlo: Eccoci dunque. Attenti.
Giacono: Allegramente, a noi.
Su, cominciate.
Carlo: E’ meglio che cominciate voi.
Giacomo: Ti lodo, e t’adoro,
O Figlio divino,
Che fatto bambino
Scendesti dal ciel.
Carlo: Ti lodo, e t’adoro,
O verbo increato,
Che in terra sei nato
Fra i stenti e fra ‘l gel.
Giacomo: E tu, bella mamma,
Di tanto Signore
Presenta il mio cuore
Al caro Gesù.
Carlo: E tu, che qui in terra
Gli servi da Padre,
Al Figlio e alla Madre
Presentami tu.
Giacomo: Se poco è questo cuore,
Altro, Gesù, non ho.
Carlo: Accettami, Signore,
Che tutto a te mi do.
Diacono: A voi raccomandiamo,
Gesù, la casa nostra;
Donate a quanti siamo
Gesù, la grazia vostra;
E fateci contenti
Per una eternità.
Carlo: A babbo nostro e a mamma
Felicità donate;
A Nonna che va a Pesaro
Un buon viaggio date;
Ma non si faccia monaca
E torni in sanità.
Giacomo: Pace, salute e bene,
Gesù, date a zio Vito;
Date a zio Pietro ancora
Salute ed appetito:
Ma questo non sia tanto,
Gesù, per carità!
Carlo: A zio Ernesto pure
Date contenti ognora;
E fate che zio Ettore
Viva felice ancora.
Se non ci ha dati i brevi
Pazienza ci vorrà!
Giacomo: Il signor Don Giuseppe
Fate felice e santo;
Ma faccia poca scuola,
Ché se la slunga tanto,
Come successe a babbo
A noi succederà!
Carlo: Deh! Fate che viviamo
Sempre con pace e riso.
Giacomo: E fate che veniamo
Con voi in paradiso.
Giacomo e Carlo: A giubilare, a vivere
Per una eternità.

Egloga (vocabolario Treccani)

/’ɛgloga/ (o ecloga) s. f. [dal lat. eclŏga, gr. eklogḗ, propr. “scelta”]. – (crit.) [componimento poetico, caratteristico della poesia pastorale, assai spesso allegorico e in forma dialogica] ≈ bucolica. ‖ georgica, idillio, pastorelleria.

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